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Betania puzza.

Lo capisci anche solo avvicinandoti al paese, puoi vedere la puzza e da dove viene. Saranno i gas di scarico delle macchine perennemente in coda, dei Transit bianchi che fanno spola da una parte all’altra della città, vecchi 2 secoli e catarrosi come un vecchio giocatore di briscola al bar del paese. Fermano ogni 20 metri e ripartono sgasando lasciando andare quelle belle fumate nere di diesel che in Italia non vediamo quasi più da anni. Il loro antiparticolato al massimo può essere una spugna da cucina infilata nello scarico, ma non dall’autista e sicuramente non apposta.

Saranno i bidoni del rusco, enormi, aperti e rugginosi, pieni di tutti i tipi di rifiuti possibili, lasciati al sole a macerare per bene, con delle incrostazioni secolari di vecchi cibi, yogurt, frutta marcita. Per non parlare di quando decidono di dargli fuoco, vuoi per una sigaretta accesa lanciata dentro (e già va bene che l’abbiamo buttata lì), vuoi per non sapere cos’altro fare di meglio, vuoi per una simbolica e silenziosa protesta verso il sistema. E si che fanno bene a protestare.

Sarà la plastica, presente ovunque in mille forme diverse. Bottiglie, pacchetti, polistiroli..e sacchetti. Ovunque, a bordo strada, in mezzo alla strada, nei bidoni e di fianco ai bidoni, di quelle meno che biodegradabili, nere e lucide, che te le senti addosso e sudi appiccicoso solo a guardarle. In certi punti della città lo sento proprio. L’odore di sportina, quello che riesci a sentire solo se infili il naso del nastro di sacchetti alle casse del supermercato. Io cazzo lo sento per strada.

Cari fedeli visitatori virtuali,Märklin 47450 tasche carro della SNCF-Calberson merce nuova lunga tutto esaurito!MÄRKLIN 47541 TEMPO LIBERO MODELLISMO (ga1)Märklin 47725 3 assi container-portante carrello tipo Lgs della NSB merce nuova-scatola originale.

benchè la presentazione non sia delle migliori, ecco il posto dove lavoro e dove ho iniziato ad andare con una certa frequenza. Ovviamente non ci vado per turismo, ma girando a piedi più che la vista potè il naso.

Anche girare a piedi non può essere dato troppo per scontato; i marciapiedi ci sono, ma non sempre. Quando ci sono spesso sono occupati dalle macchine che parcheggiano dalle 2 alle 3 ruote sopra per occupare meno posto in mezzo alla strada e finiscono in realtà per occuparne lo stesso. Oppure dalle bancarelle dei negozi, che improvvisano dehors multicolori senza il disturbo di un permesso comunale. Semplicemente, a volte il marciapiede è rotto, e spiastrellato, e ci si ritrova a camminare su una distesa di sabbia mista a plastica e scarti di verdura (che presumibilmente erano dentro ai sacchetti di plastica). Infine, magari vedi un tratto di marciapiede libero, ti guardi intorno per capire se sia uno scherzo o meno, ti lanci e all’improvviso un camion parcheggia esattamente di fianco a dove devi passare, occupa metà del marciapiede con la fiancata e inizia a scaricare merci lasciando il motore accesso e lo scarico puntato sui pedoni.

Ecco, la passeggiata a Betania molto più semplicemente si riduce a uno slalom tra i tratti liberi di marciapiede, le macchine parcheggiate, quelle che puntano ad investirti, quelli che parcheggiano o accostano proprio davanti a te, le bancarelle, i tratti rotti. E ti passa la voglia.

Per fortuna, come dicevo, ci sono i Transit pubblici, mezzi a 8-11 posti che fanno avanti indietro lungo la strada principale del paese e per un prezzo irrisorio sollevano i poveri pedoni dal loro slalom quotidiano. Se non si fosse capito, non stiamo parlando di mezzi a 5 stelle.

L’ultimo sul quale sono salito aveva una fanale in meno, è arrivato con uno sguardo tipo pirata con benda, a causa dei tristi tentativi di rattoppo. Sono salito con un gran rumore di portiera rotta (sai quando chiudi la portiera e sbattendo sembra che tra le lamiere ci sia in realtà una raccolta di vetri rotti e piccoli pezzi di metallo? Quel rumore), e non ho potuto fare a meno di notare che il parabrezza era crepato. Non una crepi, badi bene: almeno 15, che attraversavano il vetro da un angolo all’altro, dall’angolo al centro, dalla parte bassa a quella altra. Una ragnatela.Märklin 47801 doppio contenitore carrello portante Sggrss 80 DB AG CON CARICO #neu in OVP #Märklin 4784 SBB Vagoni Merci 4 con Porta Scorrevole Hbils 4-teilig Ovp Scala H0Märklin 47898 carri-Set manico della DB 4 PEZZI-NUOVO IN SCATOLA ORIGINALE.

Mi appoggio al finestrino con il gomito e noto che è mezzo aperto; ci sta, col caldo che fa. In realtà il finestrino non si poteva più muovere, e un bel cacciavite piantato in verticale tra vetro e portiera impediva che cadesse definitivamente all’interno (dove, a giudicare dal rumore di cui sopra, ce ne dovevano essere almeno altri 2 ad aspettarlo!). Tralasciando il preoccupante rumore dei freni nel momento in cui l’autista cercava – invano – di rallentarlo, appena prima di scendere mi cade l’occhio sul bollino della revisione, incastrato di lato tra le crepe del parabrezza. Scolorito e sbucciato, l’unico (e ahimè ultimo) bollino recitava “2012”. Märklin 4796 2 X BASSA corridoio carrello delle SBB, NUOVO + OVPMärklin 48045 Kombirail-Set Db # Nuovo in Confezione Originale #Märklin 48119, ho MUSEO AUTO 2019, Porsche, in lamiera scatola in auto, NUOVO, OVP #.Scendo, contento e divertito, sentendomi un reduce.

Il capitolo trasporto pubblico è sicuramente la parte migliore della storia: non avendo a disposizione un mezzo proprio tutti i giorni, mi tocca dover passare tramite i famigerati “service”, van a 8-9 posti che percorrono tratte predefinite senza alcun vincolo di orario, capienza, velocità, permessi. E forse anche patenti.

La partenza avviene dalla “central bus station” di Betlemme, un modo pomposo per nominare un parcheggio a piano terra con una tettoia arrugginita. Non esistono pensiline e cartelli, funziona sempre il buon passaparola: adesso ormai so dove devo dirigermi, ma la prima volta ci ho messo circa 10 minuti a capire su che pulmino salire per evitare di finire a trovarmi in fila per il confine giordano. Una volta trovato il bus, si aspetta. Ci sono 8 posti? Si parte quando si trova l’ottava persona, cascasse il mondo. Per fortuna in genere la mattina ci si mette poco.

A quel punto comincia il bello: la strada è una sola, statale, lanciata attraverso un paio di villaggi e una bellissima valle. Se all’inizio la presenza di grossi camion, incroci, stop e svolte spinge i conducenti ad un comportamento stradale nei limiti dell’umana comprensione (ma io li guardo, e si agitano sul sedile..stanno perdendo tempo!!), appena il panorama si apre sulla valle comincia una ripidissima discesa a tornanti stretti che cancella istantaneamente le loro inibizioni. Per intenderci, è come mettere in rapida successione 4 cavatappi di Laguna Seca, ma con le curve più chiuse. E anche il livello dei sorpassi è quello.Märklin 48401 carro di Natale 2001wie NUOVOMärklin 48447 carri merci-Set erzwagen on rail della SNCB sc487Märklin 48486 recipienti di Gas-Caldaia Carrello-Set della SNCF 3 Pezzi, Nuovo in scatola originale.

La gente non vede l’ora di superare i lenti camion e si fionda appena possibile nell’altra corsia cercando di ritardare quanto più possibile la frenata, che viene continuata per tutta la curva in barba alle leggi fisiche relative a inerzia, forza centrifuga, attrito, momento (perla, eh?). Evidentemente, come tante altre leggi, qui non si applicano. Ho visto il mio service superare una macchina che stava superando un tir che si è spostato per evitare un mezzo in sosta a bordo strada mentre evitiamo un altro service che supera un tir nella corsia opposta mentre suonano il clacson per salutarsi. Che al mercato mio padre comprò. E io che appoggiato al finestrino (leggere sul cellulare non è un’opzione – soprattutto dopo colazione – e neanche parlare con qualcuno di fianco visto che in genere non abbiamo lingue in comune) penso sospirando a quanto sia bella la vita.

Finita la discesa con i dischi dei freni rossi che mi viene caldo a me che sono seduto dentro alla macchina, gli autisti si sparano su una salita altrettanto ripida tirando al massimo le marche che se gli mettessero un V8 Ferrari esploderebbe alla seconda cambiata. Arrivati dall’altra parte della vallata comincia un altro saliscendi più leggero, ormai i camion sono stati superati e l’istinto suicida degli autisti anche per oggi si è calmato. Ma non la rabbia stradale. Il sorpasso è accompagnato da una violenta clacsonata, il sorpasso doppio (non 2 macchine in fila, ma il sorpasso di una macchina che sta superando qualcun’altro) con clacsonata più insulto ai 2 autisti (bisogna urlarlo forte se no non arriva alla macchina più lontana, mi raccomando), l’attesa troppo lunga a uno stop viene punita con una suonata che minimo ti toglie la vernice dal paraurti e baule.

Siamo arrivati a destinazione; l’intero viaggio, per quanto possa sembrare epico, Märklin 48655 Heavy Duty-Plat Voiture Type de Construction Sgmmns 4505 Err avecMarklin 48724 DB Flat Car set "THW Technisches Hilfswerk"è durato non più di 25 minuti. Io in macchina ce ne metto circa 35-40. Per gli autisti l’importante non è arrivare salvi avendo consumato il meno possibile e con il mezzo integro, no, bisogna tirare ogni singola marcia come se fosse l’ultima, affrontare ogni curva (salita, discesa, non cambia) alla massima velocità possibile e considerare ogni macchina tra te e la meta come un ostacolo. Punto.

Eppure funzionano. Pur guidando a cazzo di cane, sanno di non potersi aspettare di meno dagli altri; non li fa incazzare la macchina che invade la loro corsia obbligandoli alla deviazione perchè sta superando il trasporto eccezionale, li fa incazzare la macchina che, davanti a loro, li fa rallentare un sorpasso già iniziato che porca Michelin ti svernicio che neanche Affari a Quattro Ruote ti rimette a posto; oppure quello che, temendo per la propria vita, fa ignominiosamente (l’ho dovuta cercare sta parola per capire come scriverla) passare una macchina di troppo allo stop. Quello si, li manda in bestia.

Nonostante tutto, riesco a partire e arrivare sempre dove voglio, pur senza cartelli, numeri, orari, linee, siti web. Sarà naïveté (questa la sapevo, ma volevo vedere se eravate attenti) o semplice istinto primordiale di sopravvivenza, ma gli autisti lo vedono e mi aiutano, mi ripetono e mi rispiegano anche quando faccio finta di capire e sto salendo sul pulmino sbagliato. L’ultimo, che non aveva come capolinea la mia destinazione ma aveva capito dove dovessi andare, ha fermato in corsa un collega che puntava a Betlemme (come lo sapesse, mah…telepatia?), gli ha chiesto se avesse un posto e mi ha lanciato fuori dal suo van per farmi salire su quello dietro che mi ha portato fino a casa, con un sovrapprezzo totale di circa 50 centesimi. Commovente. Servizio all-inclusive.

E comunque voi ridete, ma non so quanti di voi si possano permettere di guardare un capolavoro d’arte tutti i giorni al rientro a casa, e rimanerne estasiati ogni volta.

banksy

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Cari followers (sperando di essere legittimato ad utilizzare il plurale),

non avendo nulla di nuovo e legalmente pubblicabile da condividere con voi, e sapendo bene che steste aspettando l’8 novembre non per sapere il nome del futuro presidente americano ma per un nuovo post di Pombabara, taglio la testa al toro e mi lancio nella moda del momento: il travel-blogging.

Tra un refresh e l’altro per controllare che sia proprio vero che Donald abbia detto che il riscaldamento globale sia un’arma cinese contro le industrie americane per poi programmare un urgentissimo incontro con il presidente cinese (probabilmente andrà vestito in tuta perché così si fa più in fretta calare le braghe), vi faccio sognare il Mar Rosso e tutto quello che ne consegue.

La proposta viene lanciata da un gruppetto di temerari ragazzi italiani dei quali, come sempre, nasconderò l’identità. Saltato il primo weekend utile per problemi di salute, si passa al weekend dopo (quando i problemi di salute sono i miei, ma a quel punto che potevo fare).Märklin 54717 vagoni 10 anni sole montagna traccia 1 nella confezione originaleMARKLIN 5524/17 - CAMION BUS PHOENIX HARBURG

La partenza viene fissata per giovedì sera dell’ultimo weekend di ottobre (badate bene), con la giovane coppia formata da Manuela, Gianmarco e figlie piccole piccole al seguito in partenza già dal primo pomeriggio per ovvi problemi logistici. La destinazione è un’amena spiaggetta lungo il Mar Rosso dove Manuela, stabile in questi luoghi già da parecchio tempo, aveva già soggiornato con risultati entusiastici.

Partiamo? Partiamo. Io cerco di raggiungere Gerusalemme con un bus che non passa, sono in ritardo come sempre, il tempo cambia, tira vento e tira pure un sacco di rusco addosso. ‘Na merda. Quando riesco ad arrivare al luogo dell’incontro siamo già in un ritardo MOSTRUOSO e tempo di uscire dal traffico cittadino sono già le 7.30 abbondanti. La macchina include Martina, che approfitta della prima serata di ferie per completare un noiosissimo rapporto economico sul pc (noiosissimo lo dico dalla sua faccia e dalla ferrea volontà di non volere bere birra fino alla fine, per me era aramaico), Giovanni alla guida, la sua capa Anastasia e Veronica, una quarta aggiuntasi quasi all’ultimo. E io.

Prima area di sosta, prima idea malsana: fermiamoci, compriamo due birrette per il viaggio e qualcosa da mangiare! Compriamo 6 latte di Carlsberg e 3 pacchi di patatine COSTOSISSIME, ad una cifra con la quale in genere io mangio per un mese. Ripartiamo con la serena consapevolezza di avere davanti 4 ore buone di strada desertica al buio completo, che buttiamo giù insieme alle birre (ne recuperiamo altre 4 ad una successiva sosta) e durante le quali mi rendo ridicolo dichiarando vincitori gli Oasis rispetto ai Blur. Pur rimanendo fermamente convinto della mia scelta, semplicemente metto in luce la mia ignoranza totale a proposito degli anni ’90 della musica.

Mentre intorno a noi vediamo lampi e saette, ci convinciamo di come in realtà ci stiamo allontanando dalla pioggia per andare in braccio al sole del mar rosso.  In un momento di panico riusciamo a chiamare il proprietario della struttura (??) al telefono, che in un inglese incomprensibile ci conferma di averci mandato un autista al confine, cercate di Abdul Karim. Abdul Karim?? Esiste uno stereotipo peggiore dei nomi arabi?? Come cercare Marco Rossi in Stazione Centrale a Milano. Ci avvisa anche che piove, ma noi ce ne freghiamo che tanto “la pioggia di notte non fa nulla, l’importante è il sole di giorno.” Eh già. Ridi cretino.Marklin 56179 1 Frasdorf (Bavaria) Locomotive Shed on the route RosenheimMärklin 58053 metà carrello bagagli

Arrivati al confine piove. Poco. Molliamo la macchina in un parcheggio sterrato bloccata su una lieve salita e ci incamminiamo. Ovviamente appena prima di noi sta entrando un pullman di russi che ci occupano la fila dei controlli per circa 20 minuti, passati i quali scopriamo che non avevamo pagato la tassa di uscita e che dobbiamo rifare la fila comunque. Paghiamo, ci fidiamo dell’addetta che ci convince a cambiare i soldi lì (fessi noi), passiamo i controlli e approfittiamo di un’offerta al duty free per comprare una boccia di Martini e una di gin. Mentre piove ancora più forte passiamo oltre, entriamo in Egitto, timbriamo i passaporti e finalmente siamo di là. Ci assalgono i tassisti e non riusciamo a chiedere di Abdul Karim – ancora ci sembra uno scherzo – finché non arriviamo ad un blocco della polizia dove uno sbirro molto gentilmente chiama il numero che abbiamo in memoria e ci viene a prendere il nostro autista. Silenzioso. Non saprei come altro definirlo. Ormai fradici partiamo per una quarantina di minuti al buio completo, intervallati da due posti di blocco. Non c’è nulla, intuisco le montagne alla mia destra e, spero, il mare alla sinistra, fino a che l’autista non svolta in mezzo al niente e parcheggia sulla sabbia. Piove. È l’1 di notte passata. Non abbiamo cenato. Arriva una luce da lontano. Con una torcia ci accoglie Bilal, il proprietario. Non sappiamo ancora il suo nome, ma quando vedi un tipo di colore (“che tipo di colore?”) che ti porta la luce e ti mostra la via, a chi pensi? Morgan Freeman. Da adesso lui è Morgan.

Morgan ci mostra i bungalow e ci spiega che siccome piove non c’è corrente né luce. Ottimo. I bungalow sono quasi tutti vuoti, è bassa stagione. Sono capanne di bamboo e foglie di palma, ottime contro il sole l’abusivismo edilizio, pessime contro la pioggia e il lupo cattivo. E c’è la pioggia adesso (lo so che speravate nel lupo cattivo. Anche io). Mentre Anastasia si butta sul materasso, noi 4 ci spostiamo nella veranda del nostro bungalow maschile cercando di non bagnarci troppo, e non sapendo che altro fare diamo fondo al Martini, a stomaco vuoto e senza ghiaccio. Un po’ alla James Bond direi. Quando sono le 4 crolliamo e ci ritiriamo a dormire. L’arredamento dei bungalow, un unico locale 3×3 metri direttamente sulla sabbia, è un materasso, cuscini senza federe, una coperta di finta lana. Puliti? Sporchi? Sticazzi.

L’interno dei bungalow, niente di più niente di menoMärklin 58233 traccia 1 Rungenwagen con carico Circus carrello senza cative IN SCATOLA ORIGINALEMarklin 58385 1 DB Stake Car Type R with Logs

Peccato che nel giro di mezzora cominci a piovere davvero. Dalle fessure tra i bamboo vediamo i lampi sul mare, dalle fessure tra le foglie di palma entrano fili d’acqua sempre più spessi. Sembra romantico, nel senso artistico del termine, ma non lo è. Ci rigiriamo nei materassi cercando di evitare le cascate, ma la coperta s’impregna e così il materasso, e alla fine siamo umidi per forza. Dormiamo solo quando la pioggia cala, ma appena si sente che aumenta l’intensità ricominciano le cascate e ci svegliamo per forza. Non siamo preparati al freddo, indossiamo tutti i vestiti lunghi che abbiamo (nel mio caso due, e sono gli stessi del viaggio). Quando sono le 8 siamo degli stracci, ma non vediamo l’ora di alzarci da sto letto del cazzo. Anastasia e Martina sono scappate a dormire in cucina, ma non credo le sia andata tanto meglio. Gli zaini, tranne il mio per miracolo, sono zuppi, le felpe pure e il morale anche. Il cielo è grigio e c’è pure vento. Un gruppetto di fattoni rasta israeliani è in piedi in cucina, cannone in mano, umidi all’aspetto tanto quanto noi.

Iniziamo a discutere su che fare, e la proposta migliore per tutti è chiamare un taxi, andare nella città più vicina, prendere due stanze d’hotel, scaldarsi, asciugare la roba e tornare nel pomeriggio se il tempo migliora. Quando chiediamo a uno degli inservienti di chiamarci il taxi lui, che sembra sinceramente dispiaciuto pur non avendoci mai visti prima, ci dice “ma come? Ve ne andate già?” Per le ragazze è abbastanza, cambiano idea, noi le seguiamo. Cerchiamo un nome anche per lui; quando vedi un tipo di colore (“che so, rosso, verde,..Negro! un tipo di colore negro, vabbene?”) che somiglia vagamente a un mediocre centrocampista della serie A, grosso e tonico, che fai? Lo chiami Sulley, per forza. Sulley. Ed è meglio non contraddire Sulley.

Anche i fattoni ci convincono, ci dicono “in due ore vedrai che ci sarà il sole”, sembra improbabile e sembra anche non sufficiente, ma restiamo. Ci facciamo fare una mega omelette che mangiamo in mezzo a sciami di mosche maledette, nel frattempo ci spiegano che in Sinai piove circa una volta all’anno – ovviamente il weekend che facciamo noi – e che erano un bel po’ di anni che non vedevano così tanta acqua. Ma ve. Chissà come mai la cosa non mi stupisce.Märklin 58701 traccia 1 piatto carrello carrello carico carri merci con OVPMärklin 59079 attacco morbido (h1019-1) + + NUOVO IN SCATOLA ORIGINALE

Senza tirarla troppo per le lunghe, nel giro di due ore siamo in costume sotto un cielo ormai pulito dalle nuvole, con tanto di crema solare addosso, dormendo sulla spiaggia. E stiamo parlando del weekend di Halloween, per intenderci. Decidiamo di andare a comprare qualche birretta in paese e di cambiare i soldi, chiediamo di farci arrivare un taxi che appare solamente due ore dopo. Il ragazzo ci porta prima da un ristorante di pesce sufficientemente lercio dove ci sfondiamo per circa 13 euro a testa, poi in un piccolo market dove il proprietario, che ci dice essere sposato con una svizzera che però vive ancora là (“e tu che cazzo ci fai in sto posto demmerda anziché in Svizzera con tua moglie”, ci chiediamo noi), ci cambia sotto banco dollari, euro e shekel senza battere ciglio. Lì ci rendiamo conto dell’immensa fregata rimediata al confine, dove abbiamo cambiato perdendoci circa 50 euro. Stronzi.

Recuperiamo una costosissima cassa di birra egiziana e rientriamo al “resort”, dove troviamo la giovane coppia con figlie che nel frattempo ha deciso di raggiungerci. L’aria è calda, intorno è tutto rosa dal tramonto e già sfrigolano i calamari sulla griglia. Improvvisamente ci rendiamo conto che nonostante la prima notte da incubo (e non è la mia prima in assoluto!) siamo nel posto giusto al momento giusto. Passiamo due giorni esplorando la barriera corallina, assolandoci, dormendo appena possibile e cercando di lavarci (anzi, lavarmi) il meno possibile visto che tanto è tutto abbastanza lercio intorno a noi. Non c’è quasi mai corrente, né wi-fi.

Questo e’ l’impianto elettrico. Chiediamoci perche non ci sia mai corrente.

Il set è quello di un film: capanne sulla spiaggia, amache, il nulla totale dietro di noi, solo le montagne da dove Mosè scese per aprire il Mar Rosso in due. In effetti a vederlo dal vivo è un bel tratto di strada in più, e neanche troppo agevole. Ma lo capisco: piuttosto che ripassare il confine Egitto-Israele preferirei camminare sugli scogli cercando di evitare i ricci.

Finisce anche questo paradisiaco weekend e in un amen ci ritroviamo nella stessa macchina dell’andata che, udite bene, si è salvata da un clamoroso allagamento del parcheggio proprio per essere stata infilata su una salita al lato, quindi godendo non poco usciamo agevolmente dal parcheggio e ci re-imbarchiamo per le 4 ore abbondanti di strada, che si concludono con una cena in compagnia ancora salati ed insabbiati per poi tornare alla mia doccia e al mio letto che improvvisamente mi sembrano molto puliti.

Il prezzo del soggiorno? 43 euro. Ma a pensione completa.

Nel caso Gianmarco, Manuela, Martina, Anastasia, Giovanni e Veronica dovessero leggere questo post e non gi dovessero piacere i nomi, sono ancora in tempo a cambiarli. Morgan e Sulley no.

Buon freddo italiano.

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DRG Della Luccio Auto Sedile 42231 1 Märklin Confezione in Nuovo # Classe aac12abee31179-Carrozze passeggeri

Si, è vero, ho viaggiato. Un po’, niente di trascendentale, una giusta mischia di turismo, incoscienza, curiosità, e vecchie amicizie. E sebbene ci sarebbe tanto da raccontare, non credo che risulterebbe molto interessante: migliaia di persone hanno fatto viaggi decisamente più lunghi e più emozionanti scrivendo bellissimi libri o diari, non c’è bisogno di aggiungere a questi una noiosa lista di tappe sudamericane intervallate da rapide corse ai terminal dei bus sperando che ci sia ancora un posto a sedere (preferibilmente non in fondo in fondo, ma quella è un’altra storia). E neanche una menata da intellettuale del tipo “il vero viaggio non è fuori ma dentro di te” o “l’animo si perde nella sabbia del deserto bruciata dal tramonto e nella solitudine della mia mente nasce una domanda:…………chi sono??”.

No no, ci vuole molto di più di un mese di peregrinazioni quasi casuali per crescere e cambiare davvero, e se mi sono seduto ad ammirare il tramonto sul deserto in silenzio era perché ero sfiancato dalla biciclettata per arrivare e dovevo riprendere fiato, niente di più. Facciamo così: una volta a casa mi offrite una birra, forse 2, e vi racconto quello che volete. Posso anche farvi vedere delle foto (brutte). Ma allora ci mettete anche una pizza, dai.Märklin 76494 ausfahrsignal in unità di costruzione delle ferrovie federali tedescheMarklin 80 80 Jahre Seit 1920 Eisenbahn Dorfler Nbg. Freight Wagon/Box.

Il bello dell’ultimo mese è stato incontrare gente nuova, che da punti di partenza diversi e con destinazioni differenti ho incrociato sulla mia strada, nel mio ostello, nel sedile di fianco a me in pullman, o in preparazione per una discesa in mountain bike. Persone in movimento con storie alternative, con obiettivi lontani dai miei, con una concezione del viaggio a volte quasi opposta. E insieme a questo è stato bello osservare da lontano, in discreto silenzio, tutti quei soggetti che identifichi immediatamente come “stranieri”, gente che è semplicemente di passaggio in un determinato luogo. Rispolverando quindi i metodi di ricerca accademici, ho deciso di lanciarmi e lanciarvi in un saggio di antropologia applicata sulla natura dei viaggiatori. Ho identificato 3 categorie di persone in giro per il mondo: il turista, il viaggiatore, l’avventuriero. Come si distinguono? Adesso vedremo. Ma in queste 3 categorie sono convinto di riuscire a incastrare tutte le tipologie e le sfumature di persone in viaggio. Non sono necessariamente compartimenti stagni, si può anche passare da un all’altra in maniera trasversale, ma vedo difficile incrociarle tutte e 3.

Infine, concedetemi una riflessione non da intellettuale ma da uno che ha visto piccole parti del mondo che la gente preferirebbe ignorare: sia ben chiaro che essere un turista, un viaggiatore o un avventuriero non è una questione di mezzi, semplicemente di scelte personali. Finché al mondo ci saranno persone che vivono su isole fatte di canne in case fatte di canne dormendo su letti fatti di canne, finché ci saranno ragazzini che alle 6 della mattina si coprono il volto con un passamontagna e passano il loro giorno seduti sui marciapiedi polverosi aspettando che qualcuno gli chieda di pulirgli le scarpe per l’equivalente di 70 centesimi, finché ci saranno famiglie che vivono in case di fango con un tetto di lamiera sulla testa e i figli devono camminare 3 ore per andare a scuola, finché ci saranno queste e molte altre cose, la possibilità di prendere, partire e visitare il mondo per il solo gusto di farlo rimarrà esclusivamente un lusso. E concedersi un lusso, in una qualunque delle 3 modalità, è semplicemente una scelta.

ENGLISH

You’re right, I traveled. Just a bit, nothing so remarkable, a mixture of tourism, foulness, curiosity, and old friendships. And even if there’d be many things to talk about, I honestly don’t think this would be that interesting: thousands of people had a way larger and more interesting trips and wrote wonderful books or diaries, there’s no need for a long and boring list of South-American places I visited and rushes to reach the bus terminal hoping to find a seat in the next bus (preferably not the seat at the bottom, but that’s another story). And there’s no need neither for a fake intellectual reflection like “the real trip is not outside but inside you” or “my soul is getting lost in the sand of the desert burnt by the sunset, and in my lonely mind a question rises:………………Who am I??”.

Please, you need a lot more than a month of random traveling to actually grew and change, and if I sat down quietly to stare at the sunset in the desert it was because of the long bike trip that left me breathless.

Let’s do this way: once back home you’ll offer me a beer, maybe two, and I’ll tell you about everything. I can also show you some (awful) pictures, but in this case I expect a pizza too.

The amazing thing about the last month was to meet new people, coming from different places and with different destinations, in the same hostel, sitting close to me in the bus, or waiting with me for a bike downhill. People moving, everyone with an alternative story to tell, with opposite goals, with far different conceptions of traveling. And besides that, it has been cool to quietly observe all those people you immediately recognize as “foreigners”, people just passing by through a place.

Taking back the research methodology from University experiences, I decided to involve me and you in an applied anthropology essay about the nature of traveling people. I identified 3 categories of people visiting the world: the tourist, the wanderer, the adventurer. How to define them? We’ll see. But I think I managed to include all different kind of people traveling and all hints. Those are not closed categories, you can cross the line from one to another, but I exclude the possibility to cross all of them.

To conclude, let me express a consideration, not as an intellectual but as someone who saw small parts of the world people prefer to ignore: it stands clear that being a tourist, a wanderer, an adventurer it’s not a matter of possibilities but of personal choices, nothing more. Until there’ll be people living on islands made of canes in houses made of canes sleeping on beds made of canes, until there’ll be kids waking up at 6 am, wearing balaclavas, sitting on a dusty sidewalk all day long cleaning shoes for 70 cents, until there’ll be families living in a house made of mud under a tin-plated roof and whose children have to walk 3 hours to go to school, until there’ll be these and much more things, the chance to leave and visit the world just for pleasure will always be a luxury. And living a luxury, no matter the category, is just a choice.

THE ADVENTURERMärklin 81332 Treno passeggeri Z 90 anni Rheingold di DR Tempo libero (g2g)Märklin 8191 ampliamento Confezione e con elettromagnetici morbidoMARKLIN 82315 Traccia Z acida Pentola carrello Set della VTG DB

  • Favorite destinations: take a map, find the smallest and loneliest track, follow it until it ends in nothing. That’s where you’ll find the adventurer. And I’m not talking about the town parks map.
  • Luggage: a backpack, canvas made. Small and handy, it gets uncomfortable when fully loaded so that he won’t bring useless stuffs. His pants pockets are the crux of his luggage, so that if he loses his backpack in a river or has to sacrifice it to save his life, it won’t be a problem.
  • Accommodation: the best roof ever is a sky full of stars. But since he doesn’t like rain either, it’s accepted to sleep on a bed or a pile of straw in an isolated house along the way.
  • What’s always in his pocket: the knife, with bone made handle he got from a weird tribe years ago. And a toilet paper roll, until it finishes. The passport? Where he passes, customs officers haven’t arrived yet.
  • Meals: everything he can hunt with his own hands and his knife. But a rice soup or some smelly boiled vegetables offered by local populations get a really good flavor too.
  • Transportations: he usually walks on roads where motorized means can’t walk. So welcome to every four-footed animal donkey-horse-steer-mule-dog too if big enough, he can find. He considers lianes as good means of transportation, and he gladly accepts rides on boats and canoes only if those are hand made. For everything else, there’re his feet.
  • Sightseeing: he enjoys nice views and wild nature around him, but he doesn’t “look for” a determined spot. He goes, passes by and watches, places that sometimes don’t have a proper name yet.
  • Marklin 46626 Container Car set Uces Spherical
  • Mini Cooper Corgi Minicar Mr. Bean Favorite Car
  • NISSAN GTR #3 N 1 1992 1:43 MODEL 8139 HPI Racing
  • Planet 1/72 Heinkel He162C Volksjager con 1 He S 011 Turbojet #010
  • RIO 4114 - Citroen DS 19 Général de Gaulle - 1960 1/43
  • SCHLEICH 42485 Farm World SCUDERIA NUOVO OVP
  • Purchases: WHAAAAT??

  • Set-up: easy one. Same t-shirt, same pants, same jacket. However that may be. His boots are a natural appendix of his feet, at the end of the trip he can take them off only after some hot water baths. The Indiana Jones’ hat cliché is still valid, but is Steven Spielberg who copied it from the adventurer, not the other way.

  • To fix memories: if he hasn’t bargained his pencil yet, he draws on paper or a leaf the views that amaze him the most. Otherwise, he uses a charcoal, like Leonardo da Vinci.

  • Love stories: in the daily fight for survival there’s no spot for feelings but, being within the animal kingdom anyway, he’s driven by his instincts. Finding himself in lost places usually, he doesn’t disdain animals, especially if they have claws. The adventurer is the constant link between humans and monkeys.

  • Communications: some of them don’t know yet about the Spanish conquerers coming to South America, they’re still looking for Incas in the Andes. Word is that some heretics used a safety rocket for emergencies, but there’re no valid proofs of that. For the rest, nothing found.

  • The itinerary: taking into account that not even the departure is planned, it’s hard to conceive a following. Like ancient nomad populations, he’s pushed to move by basic needs, or by some unique chances he finds like hiking in the jungle on an elephant. Bareback.

  • Human relationships: he’s often wilder than the lost tribes he finds along the way, something helpful to socialize with them. But given his itineraries, it’s clear that social relations are not a big issue for him.

  • The way back: well, the hardest part is to define precisely the departure and the coming back, since the often mix. Generally, when he finds a clandestine ride back to his country of origin, we can talk of a coming back.